Carl Gustav Jung e Smemoria
- Roberto Gilardi

- 2 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Cosa direbbe:
Leggendo Smemoria, ho provato una strana quiete in movimento… Non perché il dolore venga risolto, ma perché viene finalmente ospitato… Mi ha colpito come l’ironia apra varchi dove l’intelletto fallisce… Questo libro mi ha confermato che l’Ombra… non chiede redenzione, ma relazione… E che a volte una risata vale più di una interpretazione… Su quel treno, sono salito col corpo e con l’anima…
Perché lo direbbe:
Perché Jung direbbe questo di Smemoria?
Riconoscerebbe in Smemoria una struttura profondamente affine al processo di individuazione.
Il viaggio non è terapeutico in senso clinico, ma iniziatico: il protagonista non elimina il dolore, non lo “supera”, non lo risolve. Lo attraversa simbolicamente.
Smemoria non è il regno della rimozione, bensì uno spazio liminale: un luogo psichico dove memoria e oblio dialogano, come Mnemosyne e Lethe, poli necessari dell’equilibrio interiore. Jung apprezzerebbe il fatto che l’oblio non venga proposto come soluzione, ma come rischio: ciò che non viene integrato ritorna, spesso in forma sintomatica.
La figura di A.R.Aldo incarnerebbe per Jung una funzione archetipica precisa: il Trickster. Non il saggio morale, ma colui che interrompe la coazione alla ripetizione attraverso l’ironia, lo scarto, la risata. Il “Buh!” non è una battuta: è un atto simbolico che rompe l’identificazione con l’Io ferito.
Jung si riconoscerebbe anche nella critica implicita ai sistemi che pretendono di spiegare tutto: i Sette Saggi che parlano senza toccare terra rappresentano il rischio della inflazione del Logos, quando il pensiero si allontana dall’esperienza viva.
Infine, Jung vedrebbe in Smemoria un testo che non promette salvezza, ma trasformazione possibile: non la vittoria sulla paura, ma una relazione nuova con essa. Ed è esattamente questo, per lui, il compito della psiche adulta.
Approfondimento del termine Trickster in Jung
Carl Gustav Jung, psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero vede il Trickster come un archetipo fondamentale dell'inconscio collettivo, una figura mitica che incarna uno stadio primordiale dell'umanità, un essere cosmico divino-animale che agisce ai margini della coscienza e della razionalità, portando caos ma anche stimolando la trasformazione e la crescita personale.
Il Trickster, presente in molte culture (es. Ermes, Loki, Anansi), rappresenta il sovvertimento delle regole, l'ambivalenza tra ordine e caos, bene e male, e funge da catalizzatore per il viaggio dell'eroe, spingendo a mettere in discussione le certezze e a superare i limiti, riflettendo il momento in cui l'umanità (e l'individuo) affronta il proprio stato "animale" e "inconsapevole".
Interpretazione Junghiana del Trickster:
Fase Primitiva della Coscienza:
Il Trickster è la personificazione di uno stadio umano pre-razionale, privo di classificazione e ancora vicino al mondo animale, ma non pienamente assimilabile ad esso.
Inconscio Collettivo: È un archetipo che emerge dall'inconscio collettivo, un'energia psichica non ancora integrata dalla coscienza, che si manifesta attraverso figure mitiche e popolari.
Ambivalenza e Liminalità:
Si trova ai confini, incarna opposti (ordine/disordine, bene/male, sacro/profano) e funge da agente di cambiamento e rottura degli schemi.
Funzione Psicologica: Il suo comportamento caotico e ingannevole costringe l'eroe (e la psiche individuale) a confrontarsi con il proprio lato oscuro e inconscio, stimolando il processo di individuazione (integrazione psichica).
Riflesso Culturale:
La sua ricorrenza indica momenti storici di disordine e trasformazione, offrendo una chiave di lettura per le crisi della civiltà.
Il Trickster nel Contesto Junghiano:
Interazione con l'Eroe:
Nelle narrazioni, il Trickster (come Pulcinella, Loki) sfida l'eroe, generando conflitto e spingendolo oltre i propri limiti, rendendo possibile la crescita e l'innovazione.
Caos e Trasformazione:
Non è solo distruttivo; le sue azioni, pur disorientanti, aprono la strada a nuove prospettive, rivelando verità e stimolando il cambiamento necessario.
In sintesi, per Jung, il Trickster è un messaggero dell'inconscio, una figura "caotica" e primitiva essenziale per ricordare la nostra origine e spingere verso una maggiore consapevolezza e integrazione psichica, nonostante la sua natura irrazionale


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