Un dialogo possibile Nietzsche, Dante, Smemoria
- Roberto Gilardi

- 8 feb
- Tempo di lettura: 3 min

Nietzsche prende la parola
«Non sopporto i luoghi che promettono salvezza. Né quelli che curano l’uomo dal suo dolore, come se fosse un errore. Qui sento altro: una messa alla prova. Smemoria non consola, non redime, non assolve. Costringe a stare in piedi davanti a ciò che si è stati.»
Nietzsche non cerca una meta. Cerca una intensificazione.
Il suo gesto è questo:togliere i fondamenti falsiper vedere se qualcosa regge senza stampelle.
Per Nietzsche, un luogo vale se:
· non offre garanzie
· non protegge dal crollo
· non promette un “dopo” migliore
Smemoria, ai suoi occhi, è sospetta ma interessante: non moralizza non spiega non salva
È una soglia che non indica il lato giusto.
Dante interviene, con fermezza composta
«Io invece credo nel viaggio. Credo che attraversare trasformi, anche quando non si capisce subito come. Ma vedo che qui manca ciò che per me era essenziale: un ordine ultimo, un senso che precede il cammino.»
Dante porta una tensione diversa: per lui il percorso ha una forma anche quando è doloroso anche quando è oscuro
Il suo sguardo nota qualcosa di preciso: Smemoria è un viaggio senza giudizio senza destinazione dichiarata senza promessa di redenzione
E questo lo inquieta.
Per Dante, l’essere umano: ha bisogno di attraversare ma anche di sapere che l’attraversamento non è vano
Smemoria entra, come sempre, senza chiedere permesso
«Io non ho una meta. Non ho un inferno, né un paradiso. Ho stanze, figure, inganni, possibilità. Non accompagno verso il bene. Espongo al reale. E quando qualcuno cerca un senso finale, io mi ritraggo.»
Qui Smemoria si colloca in modo scomodo rispetto a entrambi.
Come Nietzsche: rifiuta la consolazione rifiuta la morale riparativa rifiuta l’idea di un esito garantito
Come Dante: insiste sul viaggio sull’attraversamento sull’esperienza che cambia chi la vive
Ma fa un passo ulteriore: Smemoria non promette che il viaggio abbia ragione.
Dice apertamente:
“Potresti non capire”
“Potresti non migliorare”
“Potresti tornare uguale, ma sapendo qualcosa in più”
Nietzsche osserva Smemoria, con un mezzo sorriso
«Questo mi è affine. Un luogo che sa scomparire. Che non si fa idolo. Che non si sostituisce alla volontà dell’uomo. Qui non si diventa migliori: si diventa responsabili.»
Ed è vero: Smemoria non costruisce superuomini. Non forgia identità vincenti. Non produce senso.
Produce attrito.
Dante, a sua volta, problematizza
«Ma attenzione. Senza una qualche promessa di senso, il rischio è lo smarrimento sterile. Il dolore non basta. Il viaggio, se non apre a nulla, può spezzare.»
Ed è qui che Smemoria risponde nel modo più radicale:
«Per questo non resto. Per questo mi smantello. Per questo non mi faccio dimora. Io non voglio essere abitata. Voglio essere attraversata.»
Smemoria fa ciò che né Nietzsche né Dante possono fare fino in fondo:
nega di essere una risposta nega di essere una visione del mondo nega di essere un luogo stabile
Il punto di sintesi (che non è una riconciliazione)
Nietzsche insegna a togliere le illusioni
Dante insegna a reggere il viaggio
Smemoria insegna a non fermarsi nemmeno lì
Non è filosofia.
Non è poesia salvifica.
Non è nichilismo.
È un dispositivo che: ti fa desiderare un senso e poi ti costringe a reggerlo senza garanzie


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