Un dialogo possibile: Rogers, Montessori, Smemoria
- roberto-gilardi
- 3 feb
- Tempo di lettura: 2 min

Maria Montessori:
«Non credo nell’educazione che riempie. Credo in un’educazione che ordina lo spazio perché il soggetto possa incontrare se stesso. Ma so bene che ogni ambiente preparato è una scelta. L’adulto non è assente: è responsabile prima.»
Montessori non difende la neutralità.
Difende la rinuncia al controllo minuto, non alla direzione.
Il suo gesto è questo:
non intervenire continuamente non significa non orientare
significa spostare l’atto educativo a monte, nella struttura
Per Montessori, l’adulto:
decide prima
poi tace durante
E quel silenzio è una disciplina, non un’assenza.
Carl Rogers:
«Anch’io ho creduto, all’inizio, di poter essere non direttivo. Poi ho capito che era un’illusione. Ogni relazione cura o ferisce. Anche l’ascolto orienta. L’unica etica possibile è rendere trasparente la propria influenza, non negarla.»
Rogers porta una frattura importante:
l’ambiente non è solo esterno
la relazione stessa è ambiente
E quindi:
anche il terapeuta “prepara” un campo
anche il non-dire è un dire implicito
La sua scelta non è la neutralità,
ma la congruenza:
“So di influenzarti, e non fingo il contrario.”
Smemoria entra, senza chiedere permesso:
«Io non sono neutra. Non lo sono mai stata. Ho costruito stazioni, giudici, saggi, tranelli, illusioni. Ho promesso trasformazioni e poi le ho negate. Ho preparato un mondo perché chi entra non possa restare identico. Ma non ho mai detto cosa deve diventare.»
Qui Smemoria si colloca in modo scomodo rispetto a entrambi.
Come Montessori:
prepara un ambiente
non corregge continuamente
lascia che il soggetto faccia esperienza
Come Rogers:
non nasconde l’influenza
non promette libertà senza costo
non finge di essere innocente
Ma fa un passo ulteriore:
Smemoria ammette il tranello.
Dice apertamente:
“Ti sto portando da qualche parte”
“Non so dove arriverai”
“E potresti anche restare deluso”
Montessori osserva Smemoria, con interesse:
«Vedo un ambiente che non protegge dall’errore. Questo è raro. Di solito gli adulti preparano spazi per evitare la frustrazione. Tu la includi.»
Ed è vero: Smemoria non infantilizza.
Non dice:
“Ti accompagno”
“Ti curo”
“Ti salvo”
Dice:
“Attraversa”
“Perdi”
“Capisci dopo”
Questo la rende più educativa di molte pedagogie benevole.
Rogers, a sua volta, problematizza
«Ma attenzione: il rischio è che il soggetto cerchi ancora approvazione. Che trasformi il viaggio in una nuova prestazione.»
Ed è qui che Smemoria risponde nel modo più radicale:
«Per questo mi smantello. Per questo deludo. Per questo il laboratorio non funziona come dovrebbe. Io non premio. Io non chiudo il cerchio. Io non certifico nulla.»
Smemoria fa ciò che né Montessori né Rogers possono permettersi fino in fondo:
nega il successo
nega la riuscita
nega la conclusione
Il punto di sintesi (che non è una pacificazione)
Montessori insegna come preparare il campo
Rogers insegna come stare nella relazione senza mentire
Smemoria insegna come togliere anche l’ultima stampella
Non è un modello educativo.
Non è una terapia.
Non è una pedagogia.
È un dispositivo di attraversamento.
E l'intuizione iniziale è giusta:
senza costruzione non c’è smantellamento
senza desiderio di cura non c’è oltrepassamento
senza ambiente non c’è libertà
Ma soprattutto:
senza assumersi la responsabilità della direzione, non c’è etica.


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